Honos e Virtus

 

Come simbolo della nostra associazione ci è sembrato appropriato scegliere le effigi di Honos e Virtus, così come raffigurati su un'antico denario della Repubblica Romana del 70 a.C.

 

                                          

  

Q. Fufius Calenus e Mucius Cordus.Denario, 70 a.C.D/ Le teste affiancate di Honos e Virtus a destra. Dietro, HO. Davanti, VIRT. Sotto, KALENI.R/ Roma e Italia si stringono la mano. A sinistra, caduceo e ITAL. A destra, RO. In esergo. Il tipo allude alla recente pacificazione dell'Italia dopo la fine della guerra sociale.

 

Testo tratto da Enciclopedia dell'arte antica Treccani

     "HONOS. - Personificazione divinizzata dell'Onore - forse specificamente dell'Onore militare - ebbe nel mondo romano un intenso culto fin dall'età repubblicana, almeno dal III sec. a. C. in poi.

      Strettamente connesso con VIRTUS - il Valore guerriero - appare quasi sempre con questa, sia nelle fonti letterarie ed epigrafiche, che in quelle monumentali. La più antica sede del culto di H. in Roma fu il tempio extra portam Collinam ricordato da Cicerone (De Zeg., ii, 58) e costruito probabilmente nei primi decennî del III sec. a. C., al quale se ne aggiunge un secondo dedicato nel 234 a. C. alle pendici del Celio, presso porta Capena, da Q. Fabio Massimo Verrucoso e più tardi restaurato da Marcello, il conquistatore di Siracusa. Nel 205 il figlio di quest'ultimo dedica il tempio al culto di H. e Virtus e ancora alle due divinità associate sarà votato e costruito da C. Mario, con le spoglie della guerra cimbro-teutonica, un terzo tempio - forse sulle pendici del Campidoglio - detto poi della Virtus Mariana.

      Nella prima età imperiale il culto ha già raggiunto una considerevole importanza ed Augusto - nell'ambito della sua politica di rinnovamento e sistemazione dei culti - interviene personalmente in esso, fissando al 29 maggio la data della festa di H. e Virtus (Cass. Dio, liv, 18; C. I. L., i, n. 394). Fuori di Roma, una aedes Honoris è ricordata in una iscrizione di Pozzuoli (C. I. L., x, n. 1781), mentre un'altra, da Terracina (C. I. L., x, n. 8266), menziona dei ludi Honoris et Virtutis; innumerevoli, poi, sono le epigrafi, che, almeno fino al III secolo dell'Impero, attestano nelle più lontane province la presenza di questo culto. Dalle Gallie, dall'Africa, dal Norico, dalla Pannonia, sono note iscrizioni votive - assai spesso di militari - le quali, pur senza darci alcun lume sulla natura del culto che ci è sostanzialmente ignota nei suoi aspetti particolari, ce ne testimoniano validamente la diffusione nonché il carattere spiccatamente militare."